Anselmo Grotti Atomi,Filosofia Significati: “Nessuno” e “niente”

Significati: “Nessuno” e “niente”



Manipoliamo le parole come manipoliamo le banconote: sappiamo immediatamente riconoscerle, ma senza guardarle. Chi non “sa” che quel biglietto vale venti euro, o cinquanta euro? Ma spesso non sapremmo dire esattamente che cosa c’è rappresentato. Allo stesso modo siamo convinti di sapere benissimo il significato di una parola, ma l’usura dell’abitudine è tale che non ci rendiamo conto davvero del loro valore. Specialmente nelle parole che sono composte, e iniziano con una negazione.

Nemo, termine latino per nessuno, è unione di ne-homo, la negazione dell’essere umano. Non solo significa “non c’è un uomo”, ma “non è un uomo”.

Il filosofo tedesco Hans-Georg Gadamer raccontava spesso della volta che si trovò a fare lezione a una platea di giovani piuttosto disattenta. Li ridestò facendo notare che la parola inglese nothing, niente, è l’unione di no-thing, lin relazione con thinks, e dunque con la negazione del pensiero. Non solo significa che “non c’è nessuna cosa”, ma che “non c’è nessun pensiero”. “Niente” può derivare dal latino ne (nec) + ens, qualcosa che non è, non esiste. Oppure da nec+inde: “non di ciò”. Si nega che una cosa abbia una qualche rilevanza, o addirittura che non esista.

Dunque abbiamo due pericoli simili: negare l’altro e negare il pensiero. Cancellare la fisicità, la corporeità, i bisogni materiali dell’altro e azzerare la nostra capacità di pensiero, di parola, di relazione. Viviamo di cibo e di interazioni, respiriamo aria (inspiriamo ed espiriamo) e dialoghiamo (parliamo e ascoltiamo). La filosofa spagnola Adela Cortina nel 2017 ha coniato il termine “aporafobia”, avversione, disprezzo, avversione verso i poveri e chi è in stato di bisogno. È una negazione simbolica: non se ne parla, non se ne tiene conto in politica, nella organizzazione sociale. Ed è una negazione pratica, a partire dagli arredi urbani “ostili”,  pensati per allontanare i senza fissa dimora. Nessuno, niente.