Atomi,Pace Un sonetto di Gioacchino Belli: come accadono le guerre

Un sonetto di Gioacchino Belli: come accadono le guerre



Uno straordinario sonetto di Belli, così vero anche ai giorni nostri


Subbito c’un Zovrano de la terra crede c’un antro j’abbi tocco un fico, disce ar popolo suo: «Tu sei nimmico der tale o dder tarre: ffàjje la guerra». E er popolo, pe sfugge la galerra o cquarc’antra grazzietta che nnun dico, pijja lo schioppo, e vviaggia com’ un prico che spedischino in Francia o in Inghirterra. Ccusí, pe li crapicci d’una corte ste pecore aritorneno a la stalla co mmezza testa e cco le gamme storte. E cco le vite sce se ggiucca a ppalla, come quela puttana de la morte nun vienissi da lei senza scercalla.

Appena un sovrano “crede” (il che significa che può anche essere non vero) che un altro gli abbia toccato “un fico”, un “nonnulla”, e cioè insomma praticamente niente, dice al suo popolo: “Tu sei nemico di quel re”. Potentissimo quel Tu. Tu, popolo, e non io. Perché i sovrani (anzi: i Sovrani con la maiuscola) dichiarano le guerre, ma poi chi le fa e ne paga le conseguenze sono i sudditi. Il “popolo”, appunto. Il quale, per sfuggire la galera a cui è condannato chi è renitente alla leva, parte come un pacco che viene spedito chissà dove.