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Tacito faceva dire al capo dei Caledoni fanno il deserto e lo chiamano pace, oggi avrebbe scritto fanno il deserto e pretendono il Nobel della pace

Su “Avvenire” 3.3.2026:
Non si può evitare di sottolineare l’imbarbarimento della politica internazionale – e purtroppo anche di quella occidentale – evidenziato da un attacco militare che viola il diritto internazionale: bombardare per eliminare un capo di Stato, quale che fossero le sue colpe, senza alcun mandato Onu, uccidere civili colpevoli solo di essere parenti degli obiettivi che si volevano colpire tradisce tutti i valori che dichiariamo di voler difendere e svilisce tutto quanto fatto dal 1945 in poi per porre limiti all’arbitrio della forza.
Per la seconda volta, Trump attacca l’Iran mentre sono in corso i negoziati: il danno alla reputazione residua di Washington non va sottostimato, perché è difficile immaginare che altri si fideranno delle parole di questa amministrazione. Ma intristisce anche l’atteggiamento europeo – con minime eccezioni – che condanna giustamente l’attacco iraniano alle monarchie arabe del Golfo, ma tace sulla mancanza di legalità delle operazioni israelo-statunitensi. Certo, la guerra serve a Benjamin Netanyahu anche per rivincere le elezioni: da politico privo di scrupoli e ossessionato dall’iper-potenza militare del suo Paese, sceglie sempre la guerra come suo strumento strategico. Quale siano i ritorni per gli Usa è difficile capirlo. Ma Trump ormai sembra avviluppato nel suo egotismo mutevole e capriccioso. Facile capire invece chi perderà da questa guerra voluta: il popolo iraniano in primis, tutta la regione mediorientale, i civili israeliani nuovamente costretti nei rifugi, quanto resta dell’idea di un diritto internazionale e di un sistema multilaterale che non crede che esista solo la legge del più forte nella giungla delle relazioni internazionali.

Riccardo Redaelli