Edgar Morin ci ha lasciato, avendoci donato un contributo importante: la fine del paradigma riduzionista classico (che isola e scompone i fenomeni) a favore della “complessità ristretta e generalizzata”.
Morin propone un approccio sistemico e transdisciplinare guidato da tre principi chiave:
Principio dialogico: Permette di mantenere l’associazione simultanea di nozioni contraddittorie ma complementari (es. ordine e disordine).
Principio di ricorsività organizzativa: Supera la causalità lineare; gli effetti sono al tempo stesso cause e produttori di ciò che li ha generati (es. la società produce l’individuo che produce la società).
Principio ologrammatico: L’apposizione della parte nel tutto e del tutto nella parte (l’individuo contiene in sé la totalità della cultura della società a cui appartiene).
In sintesi, per Morin la complessità non è la chiave di volta, ma il riconoscimento del tessuto interconnesso (complexus: ciò che è tessuto insieme) che unisce l’osservatore e il fenomeno.
Segnalo a questo proposito il volume che raccoglie gli Atti del Congresso Nazionale della Società Filosofica Italiana (è presente anche un mio contributo) sul tema della complessità.
