Anselmo Grotti Digitale,Filosofia,Notizie,Tutte Humana Mente: un convegno a Camaldoli

Humana Mente: un convegno a Camaldoli



L’intelligenza artificiale (IA) è diventata pervasiva, la troviamo dappertutto e dappertutto se ne parla. Spesso a sproposito, spesso in maniera parziale e fuorviante. Tuttavia la questione non è parlarne di meno, ma parlarne meglio. Non a caso Leone XIV ha pubblicato l’enciclica Magnifica Humanitas lo scorso maggio, primo documento magisteriale di massimo livello dedicato a questo tema. Il testo unisce apprezzamento per l’evoluzione tecnologica con la centralità della persona umana.

È stata quindi particolarmente felice la scelta degli organizzatori del convegno “Humana Mente. Lavoro, libertà e conoscenza nel tempo della sfida demografica e dell’intelligenza artificiale”, a cura dello Spi Cgil della Toscana. La stessa sala in cui nel Rinascimento si incontravano personaggi come Lorenzo il Magnifico e Marsilio Ficino ha risuonato di termini come intelligenza artificiale, algoritmi, deep learning, e così via. Abbiamo bisogno di un umanesimo digitale o, il che è lo stesso, di una tecnologia umana.

Mons. Paglia, già presidente della Pontificia Accademia per la Vita e tra le voci più impegnate sull’etica dell’IA, è stato intervistato dal giornalista Paolo Ermini. Si è trattato di una videoconferenza registrata perché lo stesso giorno mons. Paglia era negli Usa, chiamato da Bill Gates, il fondatore di Microsoft, per aprire i lavori del suo forum per lo sviluppo sostenibile Goalkeepers— un ruolo di solito riservato a un capo di Stato o di governo. Mons. Paglia ha colpito i duecento partecipanti al convegno raccontando che avrebbe detto a Bill Gates della necessità che l’IA rispetti i valori della Rivoluzione Francese; libertà, eguaglianza, fraternità. Sono le stesse condizioni poste dalla Magnifica Humanitas:essere consapevoli che l’IA non è neutrale, mantenere la centralità della persona umana, esigere responsabilità e trasparenza, garantire il lavoro e la giustizia sociale, lavorare per la pace e non per la guerra.

Il prof. Paolo Ferragina, Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa, ha illustrato le tappe principali che hanno portato al tumultuoso sviluppo della IA, che non si può più chiamare “strumento”, perché gli strumenti hanno bisogno di qualcuno che li usi, mentre l’IA sviluppa “agenti” che sono in grado di operare in modo autonomo.

Il mio intervento ha cercato di chiarire l’ambiguità dell’espressione stessa di IA, dove “intelligenza” va intesa in senso metaforico, perché quella umana non si limita alla capacità di raggiungere un fine, ma ha la consapevolezza e la responsabilità del proprio operato. Tutti hanno convenuto sulla fondamentale necessità di investire sulla formazione, per essere soggetti di questa rivoluzione e non passivi destinatari di decisioni di pochi.

Leone XIV ha detto che per l’intelligenza artificiale non servono solo regole, ma scelte comuni che mettano la persona al centro. Bill Gates, al forum Goalkeepers sopra citato, lo ha descritto come una grossa sfida, “perché non abbiamo mai affrontato nulla come l’IA. La difficoltà è che molti pensano all’IA come alle tecnologie precedenti e credono che si aggiusterà tutto da sé, magari con qualche dolore di transizione. Ma non è così. L’IA è assai più dirompente di qualsiasi tecnologia emersa finora, comprese quelle su cui ho avuto la fortuna di lavorare, il personal computer e internet. Per molti versi eguaglia o supera la cognizione umana. Sarà un test inaudito per l’umanità”.

Camaldoli un sindacato di pensionati ha deciso di accettare questa sfida: è molto apprezzabile che si avverta la responsabilità verso il futuro delle nuove generazioni. I padri e i nonni hanno il compito di consegnare a figli e nipoti un futuro che sia abitabile come esseri umani, possibilmente con minori divari nella distribuzione sia della ricchezza che della conoscenza.

Intelligenza artificiale, lavoro e libertà: il confronto dello Spi Cgil a Camaldoli (FOTO/VIDEO)

Teletruria

Corriere Fiorentino