Viviamo in un mondo saturo di parole, di immagini, di informazione. Un mondo nel quale i circuiti elettronici sono sempre accesi, gli strumenti della comunicazione sono sempre più piccoli, pervasivi, ormai una estensione del nostro corpo, dei nostri organi di senso, della nostra mente. Siamo immersi in una galassia mediatica nella quale più mezzi di comunicazione sono presenti nello stesso istante a sollecitare la nostra attenzione.
Tutto questo basta a renderlo anche un mondo ricco di comunicazione? Siamo protagonisti, testimoni o vittime del moltiplicarsi di strumenti, occasioni, luoghi del comunicare? Dobbiamo aspettarci un cambiamento radicale nei modi di conoscere e strutturare il mondo, le relazioni con gli altri, noi stessi e il nostro destino?
Queste e altre domande ci riguardano tutti: figli e padri, giovani e di età matura, studenti e insegnanti, credenti e non credenti. Forse lo fanno in maniera diversa: per alcuni l’immersione nella osmosi comunicativa è un dato di fatto e la perenne connessione alla rete un dato fisiologico. Ad altri sembra che il filo della memoria si spezzi, che il patrimonio culturale elaborato in secoli si perda, che il mondo si stia banalizzando Ma è proprio così?
In questa piccola rubrica rifletteremo insieme su come gestire la comunicazione in modo più consapevole ed efficace. “Comunicazione” è una parola che sentiamo usare da tutte le parti, rischiando di essere banalizzata o manipolata. Eppure, se ben intesa, è la caratteristica specifica che ci rende umani, esseri in relazione, aperti alla novità e attenti al valore della tradizione.
