Atomi – Insensato



“i conflitti più minacciosi presentano un carattere comune, che ne costituisce la vera pericolosità: sono privi di un obiettivo definibile”.

Simone Weil, Non ricominciamo la guerra di Troia, 1937

La guerra di Troia, come tutte le guerre, ha avuto una molteplicità di fattori: da quelli strategici ed economici a quelli personali e di puntiglio. Come tutte le guerre è stata senza senso. Sono morti eroi e povera gente. Ettore strappato inutilmente all’amore della moglie e del figlio, sconfitto con il suo popolo trascinato in schiavitù e con la città distrutta. Ma anche Agamennone, tornato vincitore in patria, è accolto da un falso trionfo e finisce assassinato dalla moglie. Molte madri greche non rivedono i loro figli, e così molte moglie e molti figli. Ed Elena poi? Euripide racconta che è stato tutto un gigantesco inganno. Elena non è mai stata rapita a Troia, ma è stata sempre in Egitto. A Troia c’era una parvenza, un simulacro, un’immagine televisiva, una fake news, un avatar…

ELENA:
Quella è un fantasma: a Troia io non andai.
Menelào:
E chi foggiar può mai vive parvenze?
ELENA:
L’ètra, onde i Numi a te la sposa estrussero.
Menelào:
I Numi? Cose tu dici incredibili!
ELENA:
Era: e invece di me la diede a Paride.
Menelào:
E come a Troia eri ad un tempo, e qui?
ELENA:
Il corpo non potrebbe: il nome sí.

Le “vive parvenze” sono generate “dall’etra”, scrive Euripide. Dall’etere, cioè dal sistema mediatico. La guerra si nutre di menzogne, di fantasmi, di irrealtà. ciò che è reale sono le vite spezzate, le sofferenze, la morte. La guerra è fuori dal perimetro della razionalità (“alienum a ratione“, Giovanni XXIII, Pacem in Terris, 1963). Insensata, “priva di un obiettivo definibile” – se non quello dei mercanti di armi. Fermiamo ogni nuova guerra di Troia.

Immagine in evidenza: Simone Weil

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