Gli attacchi in Rete a papa Francesco



Usare moderne tecnologie si accompagna necessariamente a un approccio aperto e innovativo alle cose? Non necessariamente. Il fascismo esaltava la tecnologia, l’aviazione, il cinema, perfino la televisione (prima della guerra l’Eiar trasmetteva sperimentalmente due ore al giorno di tv). Tutto molto moderno ma – appunto – fascista.

Qualcosa del genere accade anche per la Rete, la cui enorme potenzialità democratica e di condivisione del sapere e di relazione non è automatica, ma frutto di scelte e di competenze.

Anche in ambito ecclesiale. A partire da Giovanni Paolo II la Rete è stata vista come un ambiente importante nel quale essere presenti, vivere ed entrare in relazione. Francesco scrive con grande naturalezza ed efficacia su Twitter o pone video in Rete.

Papa Francesco parla con i giornalisti ANSA/LUCA ZENNARO

Ma nella Rete c’è di tutto. Anche quanti accusano pesantemente il Papa – non da agnostici, atei o anticlericali, ma dichiarandosi cattolici. Anzi, “veri cattolici”. Potremmo citare tante situazioni, dai migranti alla pace, dalla difesa della vita a quella dell’ambiente. singolare le reazioni che ci sono state dopo l’ormai famosa espressione di Francesco durante l’incontro con i giornalisti nell’aereo di ritorno dal Brasile “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla? ”. Molti siti “cattolici” tradizionalisti si scatenano.  “Ma Santità, perdonate l’ardire, voi non siete forse il “Papa” Non siete colui che può legare e sciogliere in cielo ciò che legherà e scioglierà in terra? Non avete forse le chiavi per aprire e chiudere il Regno dei Cieli? Siete Voi, oppure dobbiamo cercarne altri? […]. Ci faccia capire Santità! Vuole fare il Papa? ed allora dovrebbe sapere benissimo chi è e cosa deve fare. Altrimenti…?  Quel “Chi sono io per poter giudicare…” in realtà, rischia di diventare il vero motto di questi primi mesi di regno. L’emblema della confusione, dell’incertezza, di una vera e propria crisi di identità.  Una frase che vale molto di più dei pur miserevoli episodi del Pastorale di Lampedusa, della samba episcopale di Rio, del rifiuto delle insegne pontificie… Il segno tangibile di uno smarrimento esistenziale che fa letteralmente tremare i polsi ed il cuore ai fedeli” (dal il blog “Messa in latino”).

Il tratto evangelico di papa Francesco scardina molte situazioni. Nel web si riversano a ondate le polemiche, le interpretazioni parziali, le manipolazioni. Certamente ciascuno ha pieno diritto ad esprimere democraticamente la propria opinione, ma si vorrebbe un po’ più di attenzione alla logica dell’argomentazione. Chiediamoci ad esempio: quanti si definiscono cattolici “veri”, tradizionalisti, puri, l’hanno letta la Bibbia? Quell’espressione di Francesco “Ma chi sono io per giudicare(spiazzante, non c’è che dire; tra l’altro nel Vangelo di Giovanni “giudicare” sta per “condannare”) non è buttata là da uno sprovveduto in crisi di identità. C’è nella Bibbia, e guarda caso l’ha detto un altro Papa. anzi, il primo Papa: san Pietro. E l’ha detta prendendo posizione per una innovazione radicale: l’apertura ai non ebrei. “Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?” (Atti 11,17, Testo CEI 2008).

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