Un passo nella giusta direzione



Obbligo di interoperabilità tra piattaforme e maggiore privacy: un successo del controllo democratico.

L’Europa, bistrattata e a volte con ragione, rappresenta però un luogo che riesce ad elaborare strategie di attenzione alle tematiche della democrazia nell’era digitale. A volte abbiamo l’impressione che non si possa fare nulla nei confronti degli oligopoli digitali. Così non è, se c’è una adeguata consapevolezza dei cittadini e dei Parlamenti che li rappresentano.

La Legge sui mercati digitali (Dma, Digital Markets Act), approvata e che sarà in vigore dal 2023, pone finalmente regole serie ad aziende come Meta (Facebook), Amazon, Google, Amazon. «In questi anni – ha commentato la vice presidente della Commissione Europea Magrethe Vestager, responsabile dell’Antitrust Ue – abbiamo imparato che possiamo correggere casi specifici e punire comportamenti illegali (con le multe ndr), ma quando le cose diventano sistematiche, allora serve anche una regolamentazione ».

Il Parlamento Europeo (spesso accusato da chi ha interesse a delegittimarlo di occuparsi solo di misurare zucchini e pomodori) ha deciso di concentrarsi sugli oligopoli digitali, quelli che hanno un fatturato annuo dentro l’Ue di almeno 7,5 miliardi di euro negli ultimi tre anni con almeno 45 milioni di utenti privati mensili, e 10.000 utenti aziendali.

In particolare il DMA tende a bloccare il processo di “feudalizzazione” della Rete che si è fatto strada dopo il Duemila, quando i social hanno creato “bolle” in cui ciascuno è attratto senza poi poter in effetti interagire con altre realtà. Si parla di “splinternet”, cioè di “internet suddivisa”, cosa che è una contraddizione in termini. Il DMA può essere un potente mezzo per liberarsi dal neofeudalesimo digitale, almeno in Europa.

Sarà possibile cancellarsi dalle piattaforme, non vedersi imposti browser e simili, soprattutto avremo finalmente la interoperabilità tra servizi di messaggeria: come già accade per la posta elettronica potremo inviare messaggi su WA a un amico su Telegram. finisce l’obbligo neofeudale di essere iscritti a quella piattaforma, pena l’essere tagliati fuori dal diritto di comunicare.

Google non potrà più privilegiare nel motore di ricerca i risultati dei propri servizi, nè WA utilizzare i dati dei suoi utenti a favore di Facebook, nè Apple obbligare gli sviluppatori a usare solo il suo Applestore, e così via. Si tratta di un successo davvero importante, che pone l’Europa all’avanguardia nel mondo sul tema dei diritti digitali. Ma occorre ancora una lunga opera di formazione e di battaglie democratiche.

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